Negli ultimi anni il regime forfettario è diventato una delle porte d’ingresso più utilizzate verso l’imprenditoria individuale in Italia. Semplice, fiscalmente vantaggioso e relativamente prevedibile, è spesso il primo passo per chi decide di affiancare — o sostituire — il lavoro dipendente con un’attività autonoma.

Con la Legge 30 dicembre 2024, n. 207 (Legge di bilancio 2025) arrivano alcune novità rilevanti, soprattutto per i lavoratori dipendenti che guardano al 2026 come l’anno giusto per aprire la partita IVA. Non si tratta di una rivoluzione, ma di aggiustamenti che cambiano concretamente le scelte di molti giovani professionisti e aspiranti imprenditori.

Vediamo cosa c’è da sapere, senza tecnicismi inutili, ma con un approccio pratico.

Indice

Cos’è (e perché conta ancora) il regime forfettario

Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato riservato alle persone fisiche che esercitano attività d’impresa, arti o professioni con ricavi o compensi annui non superiori a 85.000 euro.

I suoi punti di forza sono noti:

  • tassazione semplificata (flat tax)
  • niente IVA in fattura
  • contabilità ridotta all’essenziale
  • meno burocrazia e maggiore prevedibilità dei costi

Proprio per questo è spesso scelto da chi inizia, testa un’idea di business o costruisce una seconda entrata mentre è ancora dipendente.


La vera novità: sale il tetto per i lavoratori dipendenti

La modifica più interessante riguarda chi è lavoratore dipendente e vuole avviare un’attività autonoma.

Con la Legge di bilancio 2025, il limite di reddito da lavoro dipendente o assimilato viene alzato a 35.000 euro lordi annui.

In passato la soglia era fissata a 30.000 euro. Questo cambiamento amplia in modo concreto la platea di chi può accedere (o restare) nel regime forfettario.

La norma interviene sull’articolo 1, comma 57, della legge n. 190 del 2014 e riguarda:

  • redditi da lavoro dipendente
  • pensioni
  • cassa integrazione
  • collaborazioni coordinate e continuative
  • compensi agli amministratori di società

In sintesi: se nel 2025 il tuo reddito da lavoro dipendente non supera i 35.000 euro, puoi applicare il forfettario nel 2026.


Start up e flat tax al 5%: l’occasione per partire bene

Per chi apre una nuova attività, resta una delle agevolazioni più interessanti: il regime forfettario start up, che prevede un’imposta sostitutiva ridotta al 5% per i primi cinque anni.

Attenzione però ai requisiti, che restano stringenti:

  • non aver svolto attività d’impresa o professionale nei tre anni precedenti
  • la nuova attività non deve essere la prosecuzione sostanziale di un lavoro già svolto come dipendente o autonomo

Questo punto è cruciale e spesso sottovalutato: aprire la partita IVA per “fare lo stesso lavoro di prima” può far perdere il beneficio.


Contributi previdenziali: non tutti sono uguali

Sul fronte contributivo, il regime forfettario non è uguale per tutti.

  • Professionisti senza cassa previdenziale
    Sono iscritti alla Gestione Separata INPS.
    I contributi:
    • si calcolano solo sul reddito prodotto
    • non prevedono minimi fissi
  • Professionisti con cassa autonoma
    Seguono le regole del proprio ente previdenziale.
  • Artigiani e commercianti
    Iscritti alla gestione INPS dedicata, con:
    • contributi fissi annuali
    • contributi aggiuntivi se il reddito supera il minimale
    Qui entra in gioco un vantaggio importante: chi è in forfettario può chiedere la riduzione del 35% dei contributi.
    È un alleggerimento rilevante, da valutare però tenendo conto dell’impatto sulla pensione futura.

Dicembre: il mese decisivo per restare nel forfettario

Se c’è un mese che ogni forfettario dovrebbe segnare in rosso, è dicembre.

È il momento in cui si verifica se nel 2026 si potrà continuare ad applicare la flat tax. I controlli principali riguardano:

1. Fatturato

Per restare nel regime nel 2026, nel 2025 non bisogna superare 85.000 euro di ricavi o compensi.

Due scenari:

  • tra 85.000 e 100.000 euro → uscita dal forfettario dal 1° gennaio 2026
  • oltre 100.000 euro → uscita immediata, già nello stesso anno

2. Criterio di cassa

Nel forfettario conta solo ciò che incassi, non ciò che fatturi.

  • fattura emessa a dicembre 2025 ma incassata nel 2026 → vale per il 2026
  • fattura emessa nel 2024 e incassata nel 2025 → vale per il 2025

Capire questo meccanismo evita errori costosi.

3. Redditi da lavoro dipendente o pensione

Il limite dei 35.000 euro va verificato:

  • sui redditi effettivamente percepiti
  • al netto degli oneri deducibili
  • senza considerare le somme a tassazione separata

La verifica non è necessaria solo se il rapporto di lavoro è cessato nel 2025 e non ci sono stati altri redditi.


Personale, collaborazioni e cause ostative

Il regime forfettario resta pensato per micro attività.

  • Spese per personale (dipendenti, collaboratori, co.co.co): max 20.000 euro annui
  • Superare il limite → uscita dal regime dall’anno successivo

Attenzione anche alle cause ostative, tra cui:

  • fatturare prevalentemente a un ex datore di lavoro degli ultimi due anni
  • partecipazioni in società di persone o imprese familiari

Anche se i numeri sono in regola, questi elementi possono far decadere il regime.

I controlli dell’Agenzia delle Entrate possono incrociare:

  • fatturato
  • rapporti di lavoro
  • partecipazioni societarie
  • movimenti bancari

Le conseguenze? Recupero imposte, sanzioni e interessi.


Cosa aspettarsi per il 2026

Ad oggi, non sono previste modifiche rilevanti al regime forfettario per il 2026. Salvo sorprese in manovra, le regole dovrebbero restare stabili.

Ed è proprio questa stabilità il vero valore per chi vuole fare impresa: sapere in anticipo quali sono i paletti permette di pianificare, crescere e — soprattutto — non trovarsi brutte sorprese a posteriori.

Per chi è dipendente e sta valutando il salto, il messaggio è chiaro: il forfettario resta uno strumento potente, ma va gestito con attenzione, numeri alla mano e con una strategia consapevole.